Cerca

CARDIOLOGIA

Cuore: efficacia, minori complicanze e bassa invasività dei sistemi TAVI

I sistemi di ultima generazione per le sostituzioni della valvola aortica per via percutanea (TAVI) consentono dimissioni anticipate dei pazienti e riduzione di complicanze e contenimento dei costi

18 Gennaio 2020

0
Cuore: efficacia, minori complicanze e bassa invasività dei sistemi TAVI

Novità per la stenosi della valvola aortica, la patologia cardiologica grave e progressiva che consiste nel processo di ispessimento e irrigidimento dei lembi e che può determinare un restringimento anomalo della valvola e la riduzione della circolazione sanguigna. La stenosi colpisce circa il 3 per cento della popolazione di età superiore ai 65 anni ed il 5 per cento degli over 75 e, se non trattata,può causare scompenso cardiaco, infezioni e morte cardiaca improvvisa. Considerata la lesione valvolare più comune colpisce, solo in Europa, circa 1,2 milioni di persone. Il trattamento più frequente prevede la sostituzione della valvola malata con una valvola artificiale. La pratica non è adatta a tutti i pazienti, alcuni sono considerati ad alto rischio di intervento chirurgico enon operabili. L’unica soluzione terapeutica valida per questi pazienti è rappresentata dalla sostituzione ‘non invasiva’ della valvola malata tramite un impianto transcatetere (TAVI), con l’inserimento di un sottile catetere nella gamba o nel torace. Progettata proprio per ridurre le possibili complicanze e i rischi associati a una tradizionale operazione a cuore aperto, la TAVI favorisce una notevole riduzione dei tempi di ospedalizzazione e di recupero consentendo, in molti casi, dimissioni ospedaliere ‘anticipate’ senza rischi per la sicurezza del paziente. La pratica clinica quotidiana e una ampia casistica internazionale hanno inoltre evidenziato che la procedura non è idonea solo per i pazienti altrimenti ritenuti inoperabili, ma per vari gruppi di pazienti ‘a rischio ridotto’. I costanti miglioramenti tecnologici hanno innalzato in modo significativo i livelli di sicurezza consentendo ai medici e alle strutture ospedaliere di sperimentarne convenienza ed efficacia.

È stato sperimentato che la procedura TAVI non pregiudica in alcun modo la sicurezza o la qualità dell'assistenza al paziente, mentre il ritardo nelle dimissioni dopo un ricovero ospedaliero è stato addirittura associato a un aumento dei rischi di complicanze (Wayangankar SA et al. J AmCollCardiolIntv 2019). In questa prospettiva, la definizione di parametri di rischio destinati a fornire linee-guida per supportare le decisioni dei clinici sulle dimissioni, potrebbe consentire agli Ospedali di selezionare i pazienti atti a beneficiare di un ricovero ospedaliero più lungo e quelli invece a basso rischio di complicanze per i quali è opportuna e consigliabile la dimissione anticipata. In alcuni studi condotti negli USA, i criteri adottati per identificare un basso livello di rischio dopo la dimissione includevano, per esempio, Classe ≤II NYHA, assenza di dolore toracico imputabile a ischemia cardiaca, assenza di aritmie gravi non trattate, assenza di febbre, diuresi conservata e mobilizzazione indipendente. Come riportato da Barbanti M et al. a ‘EuroIntervention 2019’, il 72,6 per cento dei 499 pazienti rispondenti a questi criteri potrebbe essere dimesso 3 giorni dopo la procedura, con un tasso di mortalità a 30 giorni molto basso (1,1per cento), una bassa incidenza di eventi avversi e un ridotto tasso di ri-ospedalizzazione per motivi cardiaci, pari al 3,9 per cento. I tassi di ri-ospedalizzazione, così come la durata del ricovero, sono parametri importanti per valutare le prestazioni e la qualità dei servizi degli Ospedali. La riduzione di entrambi, grazie alla possibilità di dimettere tempestivamente i pazienti laddove sia sicuro e appropriato, offre nuove prospettive di valutazione e gestione clinica di grande interesse.

Le dimissioni anticipate dei pazienti sottoposti a TAVI è un fattore importante legato alla esigenza di un impianto di pacemaker permanente, con una percentuale pari al 35 per cento (Cahill TJ et al EuropeanHeart Journal 2018). Su questo fronte, va segnalato che il Sistema valvolare aortico ‘ACURATEneo’, autoespandibile (dalla ricerca Boston Scientific) ha evidenziato percentuali di impianto di nuovi pacemaker inferiori rispetto ad altri sistemi. La tecnologia ha inoltre messo in luce la riduzione di complicanze postoperatorie qualiemorragia letale (l'1 per cento contro l'8 per cento) e complicazioni vascolari gravi (l'1per cento contro il 9 per cento), contribuendo alla dimissione ospedaliera anticipata (Kotronias RA, et al. presentato in occasione dell'EuroPCR 2019). La sfida per i sistemi di nuova generazione sarà quella di garantire i potenziali vantaggi delle dimissioni anticipate, consentendo elevati parametri di efficienza e sicurezza a costi molto ridotti. (CRISTINA SAJA)

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Coronavirus, Milano non si ferma: riapre il Duomo, i primi a entrare 4 giapponesi

Matteo Salvini replica a Giorgia Meloni: "Continua a parlare di inciuci, ma noi facciamo solo proposte"
Coronavirus, Nicola Zingaretti fa il simpatico: "L'assembramento intorno a me è a rischio, non tossite"
Coronavirus, video-messaggio dall'hotel di Alassio: "Primi giorni infernali, le istituzioni spaesate"

media