Cerca

ISTITUTO AUXOLOGICO

Importanti dopo l'ictus
la riabilitazione e le cure

Pubblicato il ‘quarto rapporto sull’ictus’ che l’Istituto Auxologico Italiano (Irccs) ha sviluppato in due anni di lavoro, grazie alla cooperazione di oltre 30 autori, tra specialisti e ricercatori

Un vero e proprio manuale, unico nel suo genere a livello internazionale, per quanti sono chiamati ad assistere i pazienti colpiti da questa patologia

7 Giugno 2014

0
Importanti dopo l'ictus 
la riabilitazione e le cure

Un vero e proprio manuale, unico nel suo genere a livello internazionale, per quanti sono chiamati ad assistere i pazienti colpiti da questa patologia

Il manuale è uno stato dell’arte sulle terapie più avanzate attualmente in uso, con lo scopo di diffondere le conoscenze clinico-scientifiche di questa patologia, i relativi mezzi per poterla prevenire e il modo per trattare i pazienti nella fase della riabilitazione. Purtroppo nonostante gli importanti progressi conseguiti sia nel campo della prevenzione che con l’aumento delle unità specializzate nella cura della patologia (Stroke Unit), l’ictus cerebrale costituisce la terza causa di morte dopo le patologie cardiovascolari e neoplastiche e la principale causa di invalidità permanente o disabilità nei Paesi industrializzati. Ad oggi in Italia 1 milione di persone sono colpite da ictus – soprattutto dopo i 65 anni e con una incidenza maggiore nelle donne - di cui ben l’80% di natura ischemica con circa 200 mila nuovi casi ogni anno. Va sottolineato che una grave conseguenza dell’ictus è rappresentata, appunto, dalle disabilità residue, di cui ne sono colpite circa 300 mila persone, con la successiva perdita significativa dell’autonomia sia per i pazienti che per i loro familiari. Questo volume che raccoglie la produzione di specialisti nel settore, tra i più autorevoli al mondo, evidenzia l’incessante lavoro della ricerca di soluzioni terapeutiche e riabilitative con la speranza di poter avanzare, nel corso dei prossimi anni, nella individuazione e sviluppo di nuovi metodi di cura.

Quarto rapporto sull’ictus. Fino a qualche anno fa il paziente colpito da ictus rappresentava un caso quasi senza speranza, successivamente soggetto a ulteriori ‘colpi apoplettici’, così veniva definito l’ictus, e senza grandi possibilità di recupero motorio o cognitivo. Attualmente grazie all’impegno profuso dei medici e ricercatori, il quadro clinico dei pazienti affetti da questa patologia è notevolmente migliorato “L’Istituto Auxologico Italiano - spiega Alberto Zanchetti, direttore scientifico - che ha tra le sue principali missioni la ricerca e la cura delle malattie cerebrovascolari, ha voluto dedicare il suo Quarto rapporto sull’ictus a una rassegna di quello che si può e si deve fare dopo che si è presentato un ictus. La prevenzione degli eventi cardiovascolari acuti ha fatto incredibili progressi negli ultimi decenni grazie soprattutto alla terapia antipertensiva e, più recentemente, all’impiego delle statine, e grazie alla terapia anticoagulante nella fibrillazione atriale. Nonostante questi progressi, l’ictus rimane ai primi posti di mortalità nell’Unione Europea, immediatamente dopo la malattia coronarica, ed è la principale causa di disabilità, in conseguenza soprattutto dell’invecchiamento crescente della popolazione europea. La ricerca clinica, tuttavia, ci ha fornito mezzi efficaci per ridurre le conseguenze di un ictus, sia diminuendo la mortalità in fase acuta sia evitando o limitando gli esiti di disabilità. Questi successi sono possibili solo grazie all’integrazione e alla continuità delle cure, che vanno dagli interventi immediati nella fase acuta dell’ictus nell’unità di cure intensive (Stroke Unit) alla riabilitazione specialistica per correggere e alleviare la disabilità residua, alla prevenzione secondaria delle recidive di ictus, che ha sfatato il vecchio detto della medicina: semel apoplecticus, semper apoplecticus”.

Le Stroke Unit. Essenziale per l’efficacia degli interventi tempestivi è la cooperazione tra unità specializzate e multidisciplinari (Stroke Unit) che si sono rivelate sempre più indispensabili per i degenti. Fondamentale è salvare la vita dei pazienti ma anche preservare il loro cervello, le funzionalità fisiche e cognitive, successivamente all’intervento d’urgenza in fase acuta. Purtroppo le Stroke Unit non sono presenti su tutto il territorio nazionale creando un notevole danno ai pazienti “Per la sua elevata incidenza e per l’elevato rischio di disabilità permanente a cui espone - sottolineano Giuseppe Micieli e Alessandra Persico, del dipartimento di neurologia d’urgenza dell’Irccs C. Mondino di Pavia - l’ictus cerebrale costituisce quindi un problema assistenziale, riabilitativo, sociale ed economico di grandi dimensioni, rendendo conto del 2-4% della spesa sanitaria totale nelle nazioni sviluppate. Ad oggi, se si considerano i trattamenti standard per la terapia dell’ictus, al di là della trombolisi, che tuttavia non è praticabile in tutti gli ictus ischemici, l’acido acetilsalicilico (asa) in prevenzione secondaria preserva da morte o disabilità 1,2 pazienti ogni 100 trattati, mentre l’approccio multidisciplinare in fase acuta mediante ricovero in una Stroke Unit ne preserva 5,6 ogni 100. Si può quindi ritenere il ricovero in Stroke Unit il miglior trattamento disponibile per i pazienti con ictus cerebrale acuto. A fronte dei dati di prevalenza e di incidenza dell’ictus cerebrale, l’offerta assistenziale è assai diversa nelle varie Regioni italiane e nelle differenti realtà sanitarie della stessa Regione”.

Integrazione delle cure. La Stroke Unit dell’Auxologico è appunto un modello di collaborazione tra varie figure di specialisti e cure integrate scelte in base alle singole esigenze del paziente, ad esempio con l’introduzione di metodiche delicate come la fibrinolisi “La fibrinolisi o trombolisi endovenosa (ovvero la degradazione enzimatica della fibrina, che costituisce il materiale trombotico, in prodotti solubili) - spiega Vincenzo Silani, direttore dell’U. O. di neurologia, Stroke Unit dell’Auxologico - è un trattamento farmacologico atto a dissolvere il coagulo che ostruisce il flusso ematico ed è l’unico trattamento dell’ictus cerebrale ischemico riconosciuto efficace in acuto. L’efficacia del trattamento dipende dalla finestra temporale, più precocemente si effettua, migliore è la prognosi. Il presente non è altro che un momento di uno sviluppo esponenziale verso nuove strategie terapeutiche miranti alla cura dell’ictus e la trombolisi potrebbe, in questa prospettiva, solo aprire la strada verso approcci sempre più sofisticati: certo le va riconosciuto il merito di avere segnato un nuovo cammino ponendo le cerebrovasculopatie acute al centro dell’attenzione medica e neurologica. Anche il percorso formativo del giovane medico è stato modificato, dovendo prendere piena coscienza di nuovi strumenti terapeutici”. (GIOIA TAGLIENTE)

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Coronavirus, Milano non si ferma: riapre il Duomo, i primi a entrare 4 giapponesi

Matteo Salvini replica a Giorgia Meloni: "Continua a parlare di inciuci, ma noi facciamo solo proposte"
Coronavirus, Nicola Zingaretti fa il simpatico: "L'assembramento intorno a me è a rischio, non tossite"
Coronavirus, video-messaggio dall'hotel di Alassio: "Primi giorni infernali, le istituzioni spaesate"

media